Il Mosciolo Selvatico di Portonovo

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Andando verso Sud costeggiando la costa adriatica delle Marche, appena dopo Ancona incontriamo la Riviera del Conero, un tratto di costa un po’ magico, che con le sue rocce interrompe la monotonia delle spiagge sabbiose e stupisce con acque cristalline e paesaggi selvaggi.

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In questo contesto si trova la baia di Portonovo, località in cui nasce e cresce il Mosciolo Selvatico di Portonovo, Presidio Slow Food dal 2004.

Mosciolo è il termine locale con cui si identifica la cozza, ma soprattutto un marchio registrato nelle sue varianti (Mosciolo, Mosciolo Selvatico, etc.) per indicare il mitile naturale che cresce in quest’area.

Le cozze sono dei molluschi bivalvi di colore bianco-giallastro nei maschi e rosso-arancione nelle femmine e sono tra le specie di pescato più acquistate; probabilmente per l’ottimo apporto nutrizionale e la loro economicità.

Come mi spiega Sandro Rocchetti, presidente della Cooperativa Pescatori di Portonovo, la quasi totalità dei mitili in commercio proviene da allevamento, mentre il mosciolo di Portonovo nasce e cresce spontaneamente sulle rocce della Costa del Conero.

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Le cozze selvatiche sono una rarità ed il mosciolo è reso ancor più speciale dal contesto naturale e sociale in cui cresce. La zona di pesca del mosciolo parte dal “Trave”, un unico scoglio lungo circa 1 km (si intravede nella foto qui sopra), e arriva fino agli “Scogli delle Due Sorelle” a Sirolo, un tratto di costa del Conero in cui la qualità delle acque e l’abbondante nutrimento disponibile rendono questi mitili particolarmente gustosi e più ricchi di nutrienti, come gli Omega3.
Si pescano da maggio ad ottobre usando un lungo bastone munito di ramponi di ferro. Il loro sapore cambia nei mesi con il variare della flora marina; fortunati i vacanzieri di luglio e agosto che possono assaggiare i più pregiati e saporiti, o quelli che saranno in zona il penultimo weekend di giugno, quando ha luogo Mosciolando, una festa articolata in diverse iniziative per far conoscere ed apprezzare questi mitili.

Come per tutti i presìdi Slow Food, i moscioli presentano un forte legame con il territorio e la sua storia. Sono un pò la mascotte di questo luogo meraviglioso.

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Come ben spiegato ne “La costruzione sociale del mosciolo” (M. Giovagnoli), la baia di Portonovo all’inizio del secolo scorso era completamente selvaggia ed ha iniziato a popolarsi di ristoranti e attività turistiche solamente in tempi “recenti”, negli ultimi cinquant’anni. Pioniera è stata “Emilia”, che venne a proporre la sua cucina ancor prima del conflitto mondiale quando arrivare via terra in questa baia era difficoltoso e i suoi principali clienti erano i “gran signori d’Ancona”, che raggiungevano la baia con le loro imbarcazioni.

Inizialmente la cucina proposta era di stampo contadino, ma seguendo le richieste dei turisti si è orientata verso una cucina di mare, in primis con le cozze selvatiche locali. Da allora il mosciolo non ha più abbandonato i menu dei vari ristoranti di Portonovo, contribuendo alla formazione dell’identità culinaria di questa baia.

Diventando presìdio Slow Food, il mosciolo ha varcato i confini locali e viene ora proposto anche in alcuni ristoranti di Milano e Roma, riconosciuto come mitile d’eccellenza. La distribuzione principale rimane comunque destinata ai ristoranti della zona, anche visto la riduzione dei volumi di pesca. Negli anni ’60-’70 erano 80 le barche ad occuparsi della pesca dei moscioli per un quantitativo di circa 200 quintali. Ad oggi ci sono solamente 4 barche per circa 20-25 quintali. Un calo drastico dovuto anche allo scarso interesse dei giovani nel fare questo mestiere, che prevede di passare molte ore in immersione subacquea e non abbastanza remunerativo.

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Questo luogo mi ha conquistato con la sua bellezza selvaggia e la gentilezza e disponibilità delle sue persone, da Sandro a Fabrizio, il proprietario del ristorante “Il Molo”, che abbiamo convinto ad apparecchiarci all’aperto, non resistendo al richiamo di cenare con les pieds dans l’eau in quella tiepida serata d’aprile. Sicuramente una delle cene più belle del viaggio, soli sulla spiaggia in questo piccolo paradiso, mangiando cozze deliziose (non i moscioli, perchè non ancora di stagione), cucinate in modo semplice e brindando con un Verdicchio di Jesi ghiacciato. La felicità sta davvero nelle piccole cose e le Marche me lo hanno mostrato.

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